Le origini della razza Chow Chow

A cura di Isabella Milani - Presidente Associazione Nazionale Italiana Chow Chow

La storia delle origini del Chow Chow ha avuto modo di essere raccontata e tramandata attraverso i racconti di autorevoli autori, ma moltissimo è andato perduto o non se ne è mai avuto conoscenza. Molti scrittori fanno riferimento all’epoca miocenica, quando esisteva un animale che era una intermediazione tra il “cane” e l’”orso”. Sappiamo poche cose della storia di numerosi animali, soprattutto di specie rara. Il Chow Chow è una razza a parte, che potrebbe essere il risultato di una evoluzione che si è svolta in migliaia di anni.

Ceramica del periodoo Han - 150 a.c. -

da La ceramica cinese della Dinastia Han di Laufer

Dovuto a condizioni climatiche molto variabili, si ritiene che vi furono dei cambiamenti geografici che portarono alcune specie di animali a migrare verso il sud dalle regioni artiche, dovuto alla progressione implacabile dei ghiacciai. Essi si spinsero ad occupare le zone basse del continente asiatico, comprese tra gli Urali e la grande catena montagnosa che attraversa l’Asia.

Come già affermato, tutti i cani discendono dal lupo, dal coyote e dallo sciacallo, ma il Chow Chow, dovuto alla sua lingua grigio-bluastra potrebbe derivare dalla famiglia degli ursidi, che è l’ultima specie ad essersi “distac-

cata” dalla famiglia dei canidi.

Nelle regioni asiatiche e più precisamente nelle zone montagnose del Tibet, molte specie di animali sono state scoperte solo intorno al XVIII secolo, ed anche il Chow Chow era completamente sconosciuto in Occidente fino alla fine di quel secolo.

In quell’angolo di mondo, sconosciuto alla maggior parte dell’umanità, questi animali hanno potuto prosperare e riprodursi, mantenendo le loro caratteristiche e particolarità importanti.

La lingua blu è la caratteristica dei piccoli orsi neri della Manciuria e dei piccoli orsi blu del Tibet. Tutti questi animali sono originari della medesima zona e nessuno di essi è mai stato trovato altrove.

Il “cane palustris” visse in Asia del nord e la sua testa somigliava, nella forma, a quella della volpe, ma senza “stop”. Molti ritrovamenti sono serviti ad accertare che un gran numero di cani preistorici, che si trovavano nella Siberia Centrale, sono però completamente diversi dal “cane palustris”. Erano parzialmente domestici durante l’età della pietra. E’ generalmente riconosciuto che il Chow Chow, facente parte degli spitz, è il tipo di cane più primitivo.

Vi sono prove archeologiche di un “cane” dalla testa larga e dal muso corto datato nell’era del bronzo siberiano e fu parzialmente addomesticato dalle antiche tribù barbare dell’Asia Centrale. Questi animali erano, allora, potenti ed aggressivi. Erano descritti come “leoni dalla testa di cane”. Erano utilizzati per la caccia e per la guardia del bestiame.

Le tribù nomadi che migravano nel Nord della Cina erano una costante minaccia per i residenti. L’appellativo “tartaro” era largamente utilizzato per designare questi antichi barbari, progenitori dei Mongoli dell’Asia Centrale e della Manciuria così come  i Jung e i Ti, antiche tribù non appartenenti alla dinastia dei cinesi che popolavano la regione centrale situata tra lo Sin Kiang e il nord-est della Mongolia.

Si crede che i Ti siano stati i primi ad utilizzare un “cane di tipo particolare” per la caccia e la guerra. 

La leggenda racconta che questo popolo era proprietario di cani enormi che somigliavano nell’aspetto a dei leoni con le lingue nere.

Ogni cane era affidato ad un guerriero che attaccava il nemico scagliandoglielo contro.

Lo storico Ssu Ma Ch’ien descrive questi cani come facenti parte di un tipo diverso e che veniva chiamato “Man Kou”, ossia “ cane dei barbari”.

Ceramica del periodoo Han - 200 a.c. -

colore rosso con striature verdastre

Dopo la disfatta di Chou Hsin, la dinastia dei Chou stabilì delle comunicazioni e delle relazioni amichevoli con il nemico, il quale offrì a Wu Wang (1122-1116 a.C.) un tributo composto da un numero considerevole dei loro cani.

La descrizione di quest’ultimi indica che erano dotati di una grande forza fisica, che avevano un pelo abbondante ed erano, per la maggior parte, di colore rosso.

Si può ampiamente supporre che, nel nord della Cina, il Chow Chow era ammesso ufficialmente nei palazzi reali.

Si dice che gli imperatori cinesi si circondassero di moltissimi Chow, anche più di duemila.

La mancanza di una documentazione dettagliata al riguardo è dovuta alla distruzione pressoché completa della letteratura cinese comandata dall’imperatore Chin Shih nel 255 a.C.

L’immagine più antica di un cane, che potrebbe essere un Chow Chow, è incisa su di una tazza di bronzo dell’epoca dei Chou, sulla quale sono ritratti alcuni animali che comprendono tre tipi di cani ben distinti uno dei quali con una struttura massiccia, il corpo iscritto nel quadrato, il muso largo e la coda fornita di abbondante pelo rigirata sul dorso e le orecchie piccole e portate diritte.

La caccia era uno degli svaghi preferiti dai Cinesi. Il Libro dei Riti *, del VII° secolo a.C., divideva le razze canine cinesi in tre distinti gruppi: i cani da guardia, da caccia e da macello. Il secondo gruppo era suddiviso in diversi altri gruppi accomunati per loro utilizzazione: “tutti i cani utilizzati per la caccia alla selvaggina, ivi compreso il Chow Chow straniero”. E’ chiaro che il Chow Chow era classificato come una animale a parte.

In Cina, a quei tempi, tutto ciò che era bello era considerato di proprietà dell’Imperatore. I cinesi divennero degli ottimi selezionatori nell’arte dell’allevamento e, sempre secondo il Libro dei Riti, i libri genealogici contenevano tutti gli standard delle razze canine, così come le immagini che li rappresentavano e che erano disegnate dagli artisti di corte.

Nel Libro dei Riti vi è scritto che vi erano delle procedure corrette di come ricevere e cosa offrire agli onorabili. Tra i vari capitoli vi è quello dei doni dei cani, che non erano quelli inviati direttamente al macello, poiché non erano menzionati nei rituali, ma i levrieri e dei cani lupo oltre che ai “cani dei barbari”.

 

In Mongolia, gli abitanti comparavano la rarità del leopardo e dei lupi al coraggio ed alla ferocia dei loro cani. Le leggi obbligavano che all’avventurarsi di uno straniero presso la loro abitazione, i proprietari dovevano uscire di casa per accoglierli e proteggerli dai loro cani.

Le storie raccontate come leggende, ma supportate, in realtà, dalla visita ad un monastero mongolo del Dr. Abshagen, citano di almeno cinquanta Chow Chow blu così descritti:”… più blu del più bel blu del gatto persiano”. Egli racconta, inoltre, che erano allevati e che erano catalogati sino dalla fondazione del monastero nel XIII secolo. 

Del nuovo sangue era talvolta introdotto nel programma di allevamento tramite lo scambio di cani da un monastero all’altro che distavano alcune centinaia di chilometri. Ancora secondo il Dr. Abshagen, nel monastero lamaista erano conservati i pedigree di tutti i Chow Chow blu. Sia nei monasteri che nei palazzi imperiali, i Chow Chow erano tenuti in grande considerazione.

Anche Marco Polo cita di una razza di “cani del Tibet” e li descrive come grandi animali che rendevano un grande servizio per la caccia.

 

La dinastia Han diede vita ad un importante sviluppo della ceramica. Vasi e statuine erano, per lo più, dedicati ai defunti e depositati nelle loro tombe. Alcune di queste statuine rappresentavano molto bene ed in modo corretto alcuni tipi di animali

che erano espressi in  azione dinamica

e fremente staticità con sintesi perfettamente realistica.

Laufer, autore de: “La Ceramica della Dinastia Han” commenta la rappresentazione di un cane: “La statuetta rappresenta un cane di forti proporzioni e muscoloso. La coda è portata come quella di un mastino del Tibet. Il muso è modellato con una precisione che non lascia dubbi sull’identità delle due razze. Queste statuette erano disposte in tombe di nobili appassionati alla caccia e, senza alcun dubbio, erano state lì riposte per accudire i loro padroni e cacciare gli spiriti malefici. I collari consistono in un collare doppio, uno contorna il collo l’altro il corpo e sembra fatto di cuoio. Alle loro estremità vi sono dei ganci metallici che si fissano ad un anello al quale è attaccato il guinzaglio. La necessità di un collare così robusto per gestire l’animale da l’idea della sua forza e della sua ferocia”.

 

Si trattava sicuramente di Chow Chow, così come le statue trovate nello Yunan: orecchie diritte e leggermente inclinate verso l’avanti, coda pelosa e posta sul dorso, posteriore rettilineo, piedi da gatto, testa larga, corpo robusto e compatto.

 

L’appellativo più antico per il Chow Chow è datato all’XI secolo a.C. La parola “ao”, che significa qualcosa di grande, di forte e di straordinario è probabilmente una pronuncia o una traduzione errata dell’originale “chaou”, che designa un cane straordinario, di grandi dimensioni, primitivo e di grande vigore. “Man Kou”, la cui traduzione è “cane dei barbari” o “cane tartaro” è un sinonimo anch’esso datato a quell’epoca.

Verso il 100 d.C. furono utilizzati i nomi: “Mang” (cane molto peloso), “Chao” (cane molto forte) e “Ti” (cane rosso).

 

Il nome inglese Chow Chow sembra derivare, secoli più tardi, dal vocabolo originale “Chaou” o da “Tchau”, nome che era attribuito ai commercianti cinesi di quell’epoca.

 

La razza si deteriorò velocemente in Cina quando cessò l’allevamento selettivo dovuto alla povertà della nazione. Ed è in questo periodo che i cinesi, pressati dalle loro povere condizioni, aprirono centinaia di allevamenti industriali di cani e questi animali furono fatti riprodurre per essere macellati e per usufruire del loro pelo. Nella grande quantità, vi saranno sicuramente stati degli incroci ed è per questo, similarmente, che numerose razze cinesi hanno tuttora delle sembianze di Chow Chow. Il Chow Chow sopravvisse grazie alla sua lingua blu, di cui si fa così tanta menzione in antichi manuali e libri, poiché alle tavole dei nobili era servito solo ed esclusivamente il Chow Chow puro, ed a conferma di questo era presentata ai commensali la lingua.

Pergamena in seta intitolata 

"Concerto a Palazzo"

datata 937 - 975 a.C.

e' chiaramente visibile un Chow Chow 

che dorme sotto al tavolo